L’industria italiana ha aperto il 2026 con il piede sbagliato: a gennaio la produzione è scesa dello 0,6% su base mensile, proseguendo un trend negativo che dura da 32 mesi. I numeri Istat raccontano una storia a due facce — alcuni comparti tengono, altri affondano — e lasciano intravedere un anno di transizione difficile. Ecco cosa dicono i dati ufficiali e perché vale la pena guardarli con attenzione.

Variazione gennaio 2026: -0,6% rispetto a dicembre ·
Variazione dicembre 2025: -0,4% rispetto a novembre ·
Mesi di flessione: 32 negli ultimi tre anni ·
Tavoli crisi MISE: 96 ·
Settori in calo: Chimica (-6,8%) e tessile

Panoramica rapida

1Fatti confermati
  • Produzione -0,6% gennaio 2026 su mese (Marketscreener)
  • +0,5% annuo a febbraio 2026 (Istat)
  • Beni strumentali +4,4% annuo a febbraio 2026 (Istat)
2Cosa resta incerto
3Segnale temporale
  • 32 mesi di flessione accumulati (Collettiva)
  • Gennaio-febbraio 2026: da -0,6% a +0,1% mensile (Collettiva)
4Cosa viene dopo
  • Stellantis Atessa: contratto solidarietà fino a luglio 2026 (La Notizia Giornale)
  • Previsioni Trading Economics: +2,10% entro fine 2026 (Trading Economics)

I principali indicatori Istat mostrano un quadro articolato: il calo congiunturale si affianca a segnali di ripresa annua.

Dati chiave produzione industriale Italia
Indicatore Valore Periodo
Indice mensile -0,6% Gennaio 2026 (Marketscreener)
Indice annuo -0,6% Gennaio 2026
Variazione annua +0,5% Febbraio 2026 (Istat)
Beni strumentali +4,4% Febbraio 2026 (annuo) (Istat)
Beni di consumo -3,8% Gennaio 2026 (annuo)
Energia +10% Gennaio 2026 (annuo)
Prodotti chimici -6,8% Febbraio 2026 (tendenziale) (Istat)
Prezzi produzione -1,6% Gennaio 2026 (annuo) (Istat)
Tavoli crisi 96 2026 (La Notizia Giornale)
Mes 32 Ultimi tre anni (Collettiva)

Come sta andando la produzione industriale in Italia?

Dati recenti Istat

L’Istat ha certificato un avvio d’anno complicato: a gennaio 2026 la produzione industriale è scesa dello 0,6% su base mensile, dopo un calo dello 0,4% a dicembre 2025. Il dato arriva da Marketscreener che sintetizza il comunicato ufficiale dell’istituto di statistica. Su base annua, il calo è dello stesso 0,6%, segnalando che il confronto con dodici mesi prima non offre sostegno.

Febbraio ha portato un timido segnale di ripresa: l’indice destagionalizzato è salito dello 0,1% rispetto a gennaio, e su base annua la produzione è cresciuta dello 0,5%. Lo comunica Istat nel suo comunicato stampa dedicato. Nella media del trimestre dicembre 2025-febbraio 2026, however, la produzione resta in calo dello 0,4% rispetto al trimestre precedente — un segnale che la fase di rilancio non è ancora consolidata.

Variazioni mensili

Analizzando le componenti mensili di febbraio 2026, emergono dinamiche contrastanti. I beni strumentali — il motore degli investimenti — hanno registrato un +1,1% su gennaio, mentre i beni intermedi sono saliti dello 0,2%. I beni di consumo hanno ceduto lo 0,4%, e l’energia è scesa del 4,8% dopo mesi di crescita sostenuta. Questi numeri arrivano dal comunicato Istat e raccontano un comparto industriale che fatica a trovare un equilibrio.

Cosa significa

Il rimbalzo di febbraio è positivo ma fragile: per definirlo una svolta servono almeno tre mesi consecutivi di crescita. Oggi il quadro resta quello di un settore che non riesce a invertire la rotta dopo 32 mesi di flessione.

Qual è l’indice industriale italiano?

Media storica

L’indice della produzione industriale italiana, calcolato dall’Istat con base 2021=100, misura l’andamento del valore aggiunto prodotto dal comparto manifatturiero. La media delle variazioni mensili dal 1991 al 2026 si attesta intorno allo -0,02% — un valore vicino alla parità che riflette la stagnazione strutturale dell’industria italiana nel lungo periodo. Questo dato, elaborato da Trading Economics su serie storiche Istat, colloca l’Italia in una posizione di bassa crescita tendenziale rispetto ad altri paesi europei.

Picchi e minimi

Il massimo storico recente dell’indice ha toccato l’80,10% nell’aprile di un anno non specificato nella serie — un valore che evidenzia quanto il settore sia lontano dai picchi di attività. I dati più recenti mostrano che nel trimestre dicembre 2025-febbraio 2026 la produzione è scesa dello 0,4% rispetto al trimestre precedente, confermando che il minimo non è ancora stato raggiunto. La flessione cumulativa di 32 mesi registrata da Collettiva rappresenta un periodo critico paragonabile solo alle fasi più acute delle crisi economiche passate.

Il paradosso

L’energia è cresciuta del 10% su base annua a gennaio 2026, ma i prezzi alla produzione industriale sono scesi dell’1,6%. Significa che le imprese industriali stanno producendo di più senza riuscire a rifinanziare i costi — una condizione insostenibile nel medio termine.

Qual è il settore più in crisi in Italia?

Chimica e tessile

La fabbricazione di prodotti chimici ha registrato un crollo del 6,8% su base tendenziale a febbraio 2026, secondo i dati Istat. Anche il coke e i prodotti petroliferi raffinati sono scesi del 6,4%, segnalando problemi strutturali nel comparto trasformativo. Il settore tessile e della moda — historically un fiore all’occhiello del Made in Italy — soffre per la concorrenza cinese a basso costo, come documenta StrategiaPMI.

Woolrich ha dichiarato una perdita del 30% del fatturato e ha sospeso il trasferimento di 139 lavoratori. Catene come Conbipel, Coin, Conforama e Original Marines vedono circa 1.400-1.600 addetti in difficoltà, stando a quanto riportato da La Notizia Giornale.

Energia in crescita

L’unico comparto che corre è l’energia: a gennaio 2026 la produzione è salita del 4,5% su base mensile e del 10% su base annua. Questo balzo riflette l’aumento degli investimenti nelle rinnovabili e nella capacità di generazione, ma non basta a compensare le cadute di altri settori. Farmaceutica e metalli tengono il passo, mentre auto e moda restano in crisi, come analizzato dal Corriere della Sera.

L’allarme

I 96 tavoli di crisi aperti al ministero delle Imprese e del Made in Italy coinvolgono oltre 120mila lavoratori. Non si tratta di numeri astratti: dietro ogni procedura c’è una fabbrica che riduce turni, licenzia o chiude.

Quali sono le previsioni per la produzione industriale nel 2026?

Trend 2025-2026

Le previsioni di Trading Economics collocano la crescita della produzione industriale italiana al 2,10% entro la fine del trimestre 2026, per poi rallentare all’1,70% nel 2027 e risalire all’1,90% nel 2028. Si tratta di stime che presuppongono un miglioramento graduale del contesto economico — un’ipotesi non scontata alla luce dei dati attuali.

Confindustria prevede un PIL italiano in crescita dello 0,5% nel 2026, secondo quanto riportato da Ascom Torino. È una ripresa modesta che non garantisce un rilancio dell’industria manifatturiera, soprattutto se l’export rimane debole e i consumi interni stentano.

Rischi strutturali

L’industria italiana resta sospesa tra ciò che frena e ciò che spinge: costi elevati dell’energia, export incerto e consumi prudenti da una parte; investimenti resilienti in beni strumentali e alcuni comparti in rilancio dall’altra. Lo dice il Centro Studi Confindustria tramite il Corriere della Sera.

L’industria italiana resta sospesa tra ciò che frena e ciò che spinge: costi elevati, export incerto e consumi prudenti da una parte; investimenti resilienti e alcuni comparti in rilancio dall’altra.

— Centro Studi Confindustria, analisi congiunturale (Corriere della Sera)

Il rischio principale è che la ripresa rimanga confined ai comparti più dinamici mentre il resto dell’industria arranca, allargando le distanze tra settori e perdenti.

Dove ci sono più fabbriche in Italia?

Distretti industriali Istat

L’Italia ospita oltre 200 distretti industriali riconosciuti dall’Istat, concentrati in specifiche aree geografiche dove si concentrano imprese di dimensioni medio-piccole specializzate in settori specifici. Il Nord-Ovest — Lombardia, Piemonte, Liguria — concentra il maggior numero di stabilimenti, seguito dal Nord-Est e dal Centro. I distretti tessili di Prato e Biella, quello della meccanica a Vicenza e quello della ceramica a Sassuolo rappresentano i poli storici del made in Italy industriale.

Triangolo industriale

Il cosiddetto triangolo industriale — Milano, Torino, Bologna — raccoglie le maggiori concentrazioni di capacità produttiva e attrae la maggior parte degli investimenti esterni. Qui si trovano le sedi delle grandi multinazionali industriali e i loro stabilimenti principali. Il Sud, al contrario, fatica a sviluppare un tessuto industriale autonomo e dipende spesso dalla presenza di grandi impianti come quello Stellantis di Atessa, in Abruzzo, dove il contratto di solidarietà coinvolge il 35% dei 4.350 addetti.

A Pozzilli, in Molise, la Sata — fornitore automotive — ha avviato un anno di cassa integrazione straordinaria per 47 lavoratori fino a novembre 2026. A Novara, Tecnomeccanica ha attivato contratti di solidarietà per 120 dipendenti fino a ottobre 2026, sempre secondo La Notizia Giornale.

La geografia della crisi

La crisi non colpisce ovunque allo stesso modo: i distretti meccanici del Nord-Est tengono grazie all’export, mentre il tessile del Centro e l’automotive del Sud soffrono per la competizione internazionale e la transizione elettrica. Per approfondire la situazione dell’industria italiana, puoi consultare Tecnologia Italia guida ONU.

Il divario tra i distretti vincenti e quelli in difficoltà rischia di allargarsi ulteriormente se le politiche industriali non intervengono con strumenti mirati per le aree più fragili.

Cronologia degli eventi principali

Tre mesi chiave raccontano l’andamento recente dell’industria italiana.

Periodo Evento Fonte
Ottobre 2025 32 mesi di flessione cumulativa registrati Collettiva
Dicembre 2025 Contrazione -0,4% su novembre Marketscreener
1° gennaio 2026 Ripartenza contratto solidarietà Stellantis Atessa (35% addetti) La Notizia Giornale
Gennaio 2026 Cassa integrazione Sata Pozzilli (47 lavoratori) La Notizia Giornale
Gennaio 2026 Calo produzione -0,6% su dicembre Marketscreener
Febbraio 2026 Rimbalzo +0,1% mensile, +0,5% annuo Istat

La cronologia conferma che la caduta non è stata lineare: i segnali di ripresa si sono affacciati ripetutamente prima di dissolversi, rendendo difficile distinguere la fase di assestamento da quella di vera ripartenza.

Cosa è certo e cosa resta da chiarire

I numeri ufficiali Istat e le fonti autorevoli offrono un quadro chiaro su alcuni aspetti, mentre permangono zone d’ombra su altri.

Fatti confermati

  • Produzione industriale in calo da 32 mesi consecutivi
  • Dati Istat mensili: gennaio -0,6%, febbraio +0,1% mensile
  • Beni strumentali in crescita (+4,4% annuo a febbraio)
  • Chimica in caduta libera (-6,8% tendenziale)
  • Tavoli di crisi MISE attivi: 96 procedimenti
  • Stellantis Atessa: contratto solidarietà per il 35% degli addetti

Cosa resta incerto

  • Efficacia delle previsioni di ripresa oltre il 2026
  • Impatto reale del Pnrr sull’industria manifatturiera
  • Quanto durerà la crisi tessile e della moda
  • Effetto della concorrenza cinese sui distretti storici

Le voci degli esperti

La produzione industriale italiana è diminuita dello 0,6% su base mensile a gennaio dopo essere calata dello 0,4% a dicembre.

— Istat, comunicato stampa produzione industriale gennaio 2026 (Marketscreener)

Non c’è altra strada: lo Stato torni ad avere un ruolo di regia industriale.

— Luigi Giove, segretario confederale Cgil (Collettiva)

Il 2026 si apre con una sequenza di dati e di vertenze che restituisce un’immagine nitida dello stato dell’industria italiana.

— La Notizia Giornale (La Notizia Giornale)

Il messaggio unanime degli osservatori è che la ripresa industriale non arriverà spontaneamente: richiede interventi strutturali su energia, burocrazia e politiche industriali che il governo non può rimandare.

Letture correlate: PMI Italiane – Definizione, Statistiche e Agevolazioni 2025

Il calo dello 0,6% a gennaio 2026 emerge chiaramente dai dati Istat, come analizzato nell’approfondimento dati Istat 2026 che prevede una crisi protratta.

Domande frequenti

Qual è la produzione industriale in Italia nel 2024?

Nel 2024 la produzione industriale italiana ha registrato una fase di stagnazione con cali mensili frequenti. I dati Istat mostrano una contrazione complessiva dell’attività manifatturiera, con settori come l’automotive e il tessile in difficoltà strutturale per tutto l’anno.

Come si confronta la produzione industriale italiana con quella europea?

L’Italia si colloca nella fascia bassa della classifica europea per crescita industriale. Rispetto a Germania e Francia, il differenziale di performance è negativo, soprattutto nei comparti ad alta intensità energetica dove i costi italiani pesano maggiormente sulla competitività.

Quali sono i distretti industriali principali?

I principali distretti industriali italiani includono quello tessile di Prato, la meccanica di Vicenza, la ceramica di Sassuolo, la farmaceutica intorno a Latina, e l’automotive tra Piemonte e Abruzzo. Ogni distretto presenta caratteristiche specifiche di specializzazione produttiva.

Cos’è il triangolo industriale italiano?

Il triangolo industriale italiano è l’area economica compresa tra Milano, Torino e Bologna, dove si concentrano le maggiori capacità produttive, le sedi delle grandi aziende e le infrastrutture logistiche strategiche del paese.

Qual è la classifica delle produzioni industriali mondiali?

L’Italia si posiziona tra i primi 10 paesi al mondo per volume di produzione industriale, dietro a Cina, Stati Uniti, Giappone, Germania e India. Il suo peso specifico deriva dalla qualità del made in Italy più che dal volume totale.

Quali sono le principali aziende italiane per fatturato?

Tra le principali aziende industriali italiane figurano Enel, Eni, Stellantis, Generali, Intesa Sanpaolo, Poste Italiane e Leonardo. Nel manifatturiero puro spiccano aziende come Ferrari, Prada, Brunello Cucinelli e aziende meccaniche medio-grandi.

Qual è lo stato della produzione industriale a ottobre?

A ottobre 2025 l’indice destagionalizzato della produzione industriale è sceso dell’1% rispetto a settembre, registrando il 32° mese di flessione su 36 mesi. È uno dei periodi più critici per l’industria italiana negli ultimi decenni.